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Carlo Mazzucchelli
Marketing Director, Philosopher, Writer, and Journalist
Carlo Mazzucchelli is a seasoned professional with a background in marketing, sales, and digital technologies. After a successful career in management and international roles, he now focuses on his passions.
In 2010, Carlo began a web project, SoloTablet, in collaboration with Mediatria, catering to thousands of users in the mobile market. The project has evolved into a platform for promoting critical thinking about technology and achieving technoconsciousness.
Carlo is a prolific author with 20 e-books and several printed works on technology to his credit. He also shares his expertise through daily posts on LinkedIn to engage with a wide audience and foster knowledge sharing in areas such as marketing, sales, training, and human resources.
As a consultant, Carlo is dedicated to cultivating innovative thinking and strategies by offering insights, experiences, and best practices. He excels in building relationships and enhancing the online reputation of individuals, brands, and businesses.
Carlo's educational journey includes studies in marketing, philosophy, business, and computer science from esteemed institutions. His diverse professional background spans various organizations where he has held key roles in marketing, management consulting, and as a co-founder.
Carlo is open to collaboration and networking opportunities and can be reached via email or LinkedIn, where he actively engages with a community of like-minded professionals.
Join Carlo Mazzucchelli in his mission to promote technoconsciousness and innovation in the digital landscape!
Highlights
🌺🌹𝐏𝐄𝐍𝐒𝐈𝐄𝐑𝐈 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎, 𝐀𝐑𝐑𝐈𝐕𝐄𝐃𝐄𝐑𝐂𝐈 𝐀 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐄𝐌𝐁𝐑𝐄 𝐈𝐍𝐎𝐋𝐓𝐑𝐀𝐓𝐎 È costume su questa piattaforma prendersi la pausa estiva suggerendo delle letture. In un paese nel quale si pubblica moltissimo e si legge sempre meno, i suggerimenti sono sempre utili.
Io però non lo farò!
A Milano il caldo non aiuta la lettura, in spiaggia solo i masochisti leggono, in montagna il libro si relega alla sera, davanti al camino.
In montagna però si cammina molto, si è attivi all’aria aperta, si fa riposare il cervello, permettendogli di far emergere pensieri che altrimenti rimarrebbero sopiti, addormentati, censurati.
In montagna il mio cervello si riposa e al tempo stesso pensa, elabora, scrive, suggerisce idee, crea relazioni, e molto altro.
Ecco che allora mi ritrovo a pensare che:-
- non è vero che tutto ciò che non è calcolabile sia inautentico, che anzi è vero il contrario, è autentico ciò che non è sempre calcolabile, perché intangibile; - non è vero che sia necessario uno schermo per vivere esperienze uniche, in realtà basta guardare un orizzonte, alzare gli occhi per osservare un volto, le nuvole, le chiome degli alberi, prestare attenzione a un grillo che attraversa la strada, per sentirsi bene, forse anche felici; - viaggiare con la mente è meglio che farlo con Internet. In Internet si viaggia nel tempo rimanendo fermi, con la mente si viaggia nel tempo e nello spazio; - senza Wi-Fi o collegamenti cellulari si possono riscoprire i ritratti, i paesaggi, la persona amata, i sensi, i corpi e le loro emozioni; - senza il cloud si riscopre la memoria come pratica esistenziale, come esercizio creativo, come reinvenzione del presente attraverso il passato, come Living Theater; - non avendo a disposizione una ChatGPT, le domande che sorgono nella mente sono interiori, esistenziali, spirituali, filosofiche (Chi sono?), trascendentali, ispirate dal desiderio di conoscenza più che di essere informati; - vivendo in tempi di crisi e invivibili, la soluzione non sta nella rimozione o nella delega, neppure nella ricerca di persone forti al comando, ma nel rallentare e nel riflettere sulla complessità (della vita) presente per comprenderne il senso e la direzione; - abbiamo disimparato a parlare, a comunicare, a usare la ricchezza del nostro linguaggio, solo per soddisfare la bulimia delle piattaforme e i “desideri” impositivi degli algoritmi; - che bisogna (re)imparare a fare i conti con la propria essenza umana, umanità, traducibile anche in vulnerabilità, precarietà, emotività, fragilità, con la specificità dell’essere umano sulla Terra; - bisogna tornare a prestare attenzione agli altri, in carne e ossa, nella loro precarietà, povertà e difficoltà di vivere; - mai come oggi serve praticare la cittadinanza attiva, tornare all’impegno politico e alla Politica, ritirando la delega a chi non ci rappresenta più (firmate i referendum!).
E a voi cosa suggerisce il cervello se e quando è attivo?
🌺🌹 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐄𝐓𝐀’ 𝐒𝐓𝐀𝐍𝐂𝐀. 𝐋𝐀 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐀! La stanchezza è tutta occidentale, forse legata all’invecchiamento crescente, all’incertezza diffusa e alla percezione di vivere alla fine dei tempi, dentro un cambio di paradigma epocale, senza risorse né voglia di risalire la corrente per riscoprire le energie necessarie per tornare a credere ancora nel futuro.
Siamo così stanchi da rinunciare a qualsiasi sforzo per immergerci in noi stessi, per interrogarci sul perché lo siamo diventati. Incapaci di porci delle domande (le poniamo alla ChatGPT) e di praticare una riflessione cosciente e consapevole, abbiamo perso il contatto con la realtà della realtà.
Stanchi come siamo, ci inventiamo diversivi, troviamo mille spiegazioni pescando dentro il sovraccarico di informazioni che ci hanno reso tutti informati ma più ignoranti. Subiamo frustrazioni e depressioni che la stanchezza si porta appresso, troviamo giustificazioni utili a raccontarci che non è colpa nostra se non riusciamo a reagire e a ripartire.
A essere stanchi non sono solo rider, fattorini, precari, che devono lavorare per poter sopravvivere. Stanchi lo sono anche i più fortunati che il reddito ce l’hanno, vittime di un disagio psichico che genera spossatezza, malessere e nevrosi, spesso determinati dall’abbracciare senza reagire le regole della società postmoderna tutta centrata sulla competizione, sulla prestazione, sulla iperattività e sulla iperproduzione, sulla impraticabilità di ogni negazione, resistenza o ribellione.
La stanchezza individuale si accompagna a una stanchezza dello spirito del tempo occidentale, molto legato a una percezione da fine della storia e delle utopie, da fine dei tempi, da sparizione di ogni speranza. Lo spirito del tempo occidentale ha perso la sua valenza, a interpretarlo in senso Hegeliano sono mondi diversi, la Cina in primo luogo. Unendo dispotismo e liberismo, capitalismo e comunismo, progresso e marxismo, la Cina sembra avere trovato la ricetta per alleviare la stanchezza dell’individuo, attraverso forme tecnocratiche che trasformano il vivere civile in pura amministrazione.
La stanchezza occidentale odierna non sembra avere rimedi. Bisognerebbe avere maggiore consapevolezza, esercitare uno spirito critico, dire addio alla psicologia positiva e alle fregnacce sulla felicità, essere capaci di autoanalisi e riflessione, elaborare pensiero critico e alternativo, praticare nuovi strumenti di analisi della realtà, elaborare il tema della stanchezza in termini culturali, filosofici e politici, rompere le catene che ci fanno sentire liberi proprio nel momento in cui non siamo mai stati così incatenati e mai abbiamo sofferto di disagi psichici e depressioni come oggi.
La soluzione non sta in una maggiore cura verso sé stessi, non va ricercata in ambiti individuali e biografici, obbliga a affrontare problemi sistemici e strutturali, il ritorno all’impegno.
Facile a dirsi, complicato a farsi! Nulla vieta di provarci!
