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Davide Agazzi
Qui per parlare di Città. Co-founder di FROM.
Davide Agazzi is an expert in social innovation and entrepreneurship, with a keen interest in societal transformation processes and territorial development paths. He is the co-founder of FROM, a strategic and creative partner for urban transformation, and has served as the President of ActionAid Italy, an international civil society organization that fights social injustice, hunger, and poverty. Davide holds a BA in public relations and advertising and an MA in Analysis and Policies of Local and Regional Development. He is also an expert in corporate social responsibility, stakeholder engagement, and civic technologies. In addition to his current role at FROM, Davide has worked as a policy advisor for the Mayor's Cabinet in the Municipality of Milan and as a researcher and consultant for Avanzi.
Highlights
Per chi abita in città, questo è sicuramente tempo di rientro.
Si torna a casa, si rivedono gli amici, si riprendono alcune abitudini e si cerca di introdurne di nuove. Si riprende a lavorare e si fissano tanti appuntamenti.
Un misto di sentimenti positivi e negativi, in base al ritmo e all’equilibrio che si riesce a trovare.
Il rischio, soprattutto nei contesti più dinamici, è quello di essere risucchiati in un frullatore.
C’è chi questa cosa la ricerca e chi invece la soffre.
Come antidoto allo stress da rientro, vi suggerisco di leggere “Abitare il Vortice”, di Bertram Niessen.
È un libro del 2023, ancora molto attuale.
Ci dice che le città cambiano sempre e che il motivo per cui gli esseri umani si mettono insieme è prima di tutto simbolico. Contano gli immaginari, i valori, le relazioni, la socialità.
Aiuta a mettere a fuoco i rischi a cui alcune aree metropolitane vanno incontro, tra gentrificazione, disneyficazione, narrazioni iconiche, costo dell’abitare, rendite finanziarie e speculazione.
E — questa è la parte per me più di valore — sottolinea come questi cambiamenti sia possibile orientarli e contrastarli, attraverso percorsi individuali e collettivi capaci di ricostruire capitale sociale, culturale, simbolico e politico.
Conoscenza, consapevolezza e condivisione sono la base per poter fornire risposte nuove a una domanda sempre più diffusa di città e di nuovi immaginari urbani. Città intesa, come scrive Bertram, non solo come conglomerato di edifici e infrastrutture – né solo come articolazione di servizi e procedure – ma come luogo di socialità diffusa in grado di far incontrare esperienze dell’urbano diverse.
Buona lettura!
E buona ripresa ;)
Davide 👉🏻 FROM – Moltiplichiamo valore pubblico
C’è un piccolo borgo in Toscana, Castiglioncello del Trinoro, che da millenni osserva la Val d’Orcia. Questo luogo ha vissuto il passaggio di diverse civiltà nei secoli, ma oggi si trova di fronte a una trasformazione radicale: da un paese scarsamente popolato quale era fino a qualche anno fa, sta diventando un albergo di lusso diffuso.
Tutto è iniziato 20 anni fa, quando Michael L. Cioffi, un avvocato e professore americano, si innamorò del luogo e cominciò ad acquistare case abbandonate, sempre di più nel tempo, fino a trasformare gran parte del paese in una struttura ricettiva di lusso.
La popolazione di Castiglioncello da allora si è divisa: da una parte, alcuni erano entusiasti per i nuovi posti di lavoro e per i restauri delle case abbandonate; dall’altra, c’era chi si mostrava preoccupato per l’accumulo di proprietà nelle mani di una sola persona.
Oggi, però, la situazione sembra essere giunta a un punto di non ritorno. Di “semplici” abitanti ne sono rimasti pochi. E a Castiglioncello non esiste più neanche UNO spazio pubblico. Il bar del paese è stato chiuso; la chiesa è stata acquistata, sconsacrata e trasformata in una sala concerti per l’hotel e la piazza adiacente inglobata nel dehors dell’hotel.
Il paese ha progressivamente cambiato identità, perdendo la funzione di dimora e trasformandosi in una destinazione temporanea, sempre meno luogo pubblico e sempre più spazio privato. Tutte le attività al suo interno sono pensate per i turisti e le pochissime persone che ancora ci abitano non hanno alcun servizio a loro dedicato.
Ovviamente non si può attribuire a Mr. Cioffi la responsabilità di un declino sociale, demografico ed economico che interessa tantissimi paesi simili. Dal suo punto di vista lui sta facendo qualcosa che potremmo anche definire come meritorio.
Castiglioncello è sicuramente un caso estremo, ma dinamiche di questo tipo si osservano tutti i giorni. Per i paesi simili a Castiglioncello rischiano di esserci solo due destini: da una parte l’abbandono totale; dall’altra parte la trasformazione in macchine turistiche.
Cosa possiamo fare per evitare quello che sembra oggi un processo inarrestabile? Con quali strumenti possiamo pensare di contrastare quella che potremmo definire una “monocultura turistica”, stimolando la compresenza di funzioni e vocazioni produttive?
Il sogno è pensare che possa esistere una Castiglioncello in cui accanto a un'offerta ricettiva ci siano anche nuovi abitanti, un bar, degli spazi culturali e produttivi, magari una scuola, una nuova generazione di imprenditori agricoli e di realtà che prosperano grazie ad attività di tutela e promozione del paesaggio.
Mentre ci pensate, vi invito a leggere lo splendido reportage che ha scritto Alessandro Calvi per l’Internazionale, da cui nasce lo stimolo per questa riflessione.
Impatto emotivo assicurato al 100%, seguendo il link al primo commento.
Davide 👉 FROM – Moltiplichiamo valore pubblico
