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Federico Sbandi
Senior Digital Strategist
Federico Sbandi is not currently a Digital Executive at Brunswick Group. He is the CEO of Digital Combat Agency, a digital consulting firm specializing in online corporate communication and marketing projects.12 Sbandi has over 10 years of experience as a digital strategist, having previously worked for a startup in San Francisco and for Google in Dublin.1 He is also the CEO of the Digital Combat Academy, a digital marketing school based in Milan and Rome.1
Sbandi's professional background includes:
- Experience as a strategist for creative agencies1
- Consulting work at Brunswick Group, an international consulting firm specializing in corporate and financial communication1
- Teaching digital strategy courses at institutions such as Politecnico di Milano, University of Bologna, Sapienza di Roma, and HEC Paris1
In addition to his professional work, Sbandi has been:
- A guest expert on social media for the TV program "Detto Fatto" (RaiDue)1
- The host of the format "Forbes Leader Digital"1
- A speaker at events like Mashable Social Media Days1
- A TEDx presenter on combating cyberbullying1
Sbandi is also known to have practiced martial arts for over 14 years.1 His LinkedIn username is federicosbandi, as mentioned in the query.
Highlights
IL MIO WORKSHOP AL FESTIVAL DEL STORYTELLING
Q4, ultimo trimestre.
È il periodo dell’anno in cui si intensifica il business, per tante aziende. Si tirano un po’ le somme dell’anno in chiusura e si pianifica quello successivo.
Da ottobre a dicembre però succede anche un’altra cosa.
Si intensificano gli eventi di settore, soprattutto nel digitale.
È il periodo in cui, per esperienza, ha senso spingere un pochino di più sulle opportunità di public speaking perché l’offerta è buona e l’attenzione alta.
Per me ha anche una funzione simil-terapeutica.
È il periodo dell’anno in cui di base riemergo dalle sabbie mobili del lavoro e salgo su qualche palco per raccontare cosa ho visto, cosa ho imparato.
Penso infatti che il public speaking, uno, se lo debba meritare.
Se chiedi a un pubblico di pagare per ascoltarti ci si aspetta che riceva del valore in cambio. E che ogni anno tu abbia qualcosa di nuovo da dire.
Se ti ascolto nel 2023, poi nel 2024, e dici le stesse cose, qualcosa non va.
Significa che hai allocato più tempo a parla di lavoro che a lavorare. Le cose che dici hanno perso peso perché il mondo intorno a te è avanzato - e tu no.
Comunque, qui celebro la mia partecipazione al Festival del Storytelling.
Terrò un workshop su come pianificare la carriera.
Il Festival è interessante perché si svolge a Bari, a fine ottobre, e quindi già un po’ rompe gli schemi delle solite mete (Roma, Milano, Rimini, Bologna).
Poi, è capitanato da Cristiano Carriero e Nicolo' Andreula.
Pilastri della scena digitale a Bari - e in Italia.
Ci sono inoltre speaker di valore che rappresentano media nuovi e storici.
Tra i nuovi, Fabio Bin (WeRoad) e Federica D'Armento (Booster Box). Tra quelli storici Donata Columbro (SkyTg24) e Andrea Girolami (Mediaset).
Ho infine notato - ma questa è una finezza di interesse forse solo per me - che alcuni speaker vivono all’estero. Verranno da Parigi, Berlino, Londra.
Secondo me aggiungerà colore ai punti di vista.
Considerate l’evento almeno per il 2025. Per chi ci partecipasse già nel 2024, invece, fatemelo sapere. Mi farà piacere conoscersi o riconnettersi a Bari.
Avanti tutta.
LE AZIENDE CHE TI CONTROLLANO IL COMPUTER
Primavera del 2020, piena pandemia.
Un amico di Milano si lamenta dell’azienda in cui lavora, settore food. Dice che i manager sono terribili e lavorano in un clima di forte negatività, di tutti contro tutti.
Mi racconta anche che gli controllano il computer.
Gli chiedo in che senso.
Mi spiega che nel laptop suo e dei colleghi è stato installato un software di tracciamento dell’attività che rivela se stacca le mani dal PC per troppo tempo.
Rabbrividisco.
Sdrammatizziamo ridendo della famosa scena dei Simpsons in cui Homer, per sembrare operativo, compra un picchio per simulare il ticchettio sulla tastiera.
Primavera del 2024, giorni nostri.
Alcuni lavoratori di Wells Fargo, banca americana, vengono licenziati per aver provato ad aggirare questo sistema di controllo con dei “mouse movers”.
Software da 20 dollari che fingono di muovere il mouse per tenere il PC attivo.
Il Fatto Quotidiano mi ingaggia per un commento e vado all’attacco.
(Vi passerei anche il link dell’articolo ma poi penalizzerei la copertura del post. E poi, diciamocelo, siamo utenti pigri e non ci piace uscire da LinkedIn.)
L’attacco è rivolto a tutte le aziende che ancora oggi usano questi sistemi.
La pandemia dovrebbe averci insegnato che il valore di un lavoratore stia nella sua capacità di portare a termine le attività assegnate nei tempi prestabiliti.
Che il suo sedere sia incollato a una sedia, non conta.
E non conta neanche, dunque, che le sue dita siano incollate a una tastiera.
Implementare un sistema di controllo così invadente significa indirettamente mandare un messaggio: che l’azienda non si fida dei propri lavoratori.
Inoltre, mandare l’allarme se un lavoratore stacca le mani dal computer significa misurare la produttività sulla base della sua capacità di tenere acceso un PC.
Anziché sulla sua capacità di fare le cose, completare le task.
Significa trattare le persone da scimmiette.
Da menti vuote pagate per pigiare tasti.
Il consiglio drastico è solo uno.
Fuggire da queste aziende appena possibile.
