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Hoang Huynh
Expert in Value Proposition Strategies and Corporate Innovation
Hoang Huynh is a business strategist and innovation expert specializing in designing new lines of business and transforming existing ones. With a background in computer science and engineering, he has developed marketing, strategy, management, and technical skills to connect the dots between experience, strategy, and innovation in various business settings. His expertise lies in engaging modeling, service and experience design, and value proposition strategy. He has worked for companies like Tactical, InVision, and Value Partners, as well as lectured and mentored at various institutions, including Istituto Europeo di Design, Bologna Business School, and European Innovation Academy. Hoang Huynh is passionate about aligning business, IT, design, and stakeholders to a clear and common direction, making him an expert in B2B, B2B2C, D2C, and B2C scenarios.
Highlights
Google dà, Google toglie.
E lo fa così tante volte che qualcuno si è preso la briga di creare un sito web: “Google Graveyard”, il cimitero di Google. 🪦
Cosa si trova all’interno?
I 296 servizi, app e hardware che Google ha fatto fuori nel corso degli anni.
296 prodotti e servizi pienamente funzionanti! Nessun’altra azienda ha un tale primato.
Ultimi decessi: 18 funzionalità di Google Home, che rendono più obsoleto uno strumento come Alexa, per chi ce l’ha.
Come mai Google “ammazza” così tanti prodotti e servizi?
Semplicemente, dopo un po’ Google si rende conto che alcune app o servizi non sono più convenienti in termini economici.
La giustificazione è sempre la stessa: “Troppe poche persone usano questo servizio.”
Probabilmente è anche vero, ma per chi lo usa e magari ha speso anche soldi per comprare dei device o hardware che supportassero quel servizio, è una bella scocciatura.
Io stesso avevo un dispositivo che funzionava con Google Fit, app per lo sport che è stata condannata come una delle prossime vittime, esecuzione prevista entro giugno 2025.
Ma questo vale in ogni campo, non solo Wave, Stadia, Fitbit…
Vi dico la mia sul tema. 👇
I clienti sono soddisfatti quando percepiscono un progresso tecnologico. Se notano che un servizio rimane fermo mentre altri avanzano, iniziano a sentirsi insoddisfatti. Ma quando un’azienda fa addirittura un passo indietro, i clienti lo percepiscono come un tradimento della fiducia.
Se compro un prodotto per utilizzare una tua app, devi pensarci dieci volte prima di buttarla giù.
Va detto che dobbiamo molto all’incessante sperimentazione che Google fa, creando sempre innumerevoli prodotti e servizi.
Ma è brutto quando sai che Gemini (l’AI di Google) funziona da paura, mentre invece Alexa, a casa tua, per cui hai speso un sacco di soldi, funziona addirittura peggio che in passato.
Magari sbaglio io, voi che ne dite?
Vi lascio il link nei commenti.
HH.
Si è letto in questi giorni il verdetto (forse definitivo) su AI Pin, il dispositivo che si era ripromesso di sostituire gli smartphone.
Non ci è riuscito, anzi, da settimane i resi di AI Pin superano le vendite e l’azienda si affretta a trovare acquirenti.
Considerazione sul prodotto: AI Pin è sostanzialmente un assistente vocale AI con una telecamera e accesso a internet, a cui era stato aggiunto un hardware proprio.
Forse, AI Pin doveva nascere semplicemente come un’app e poi vedere come evolversi. Io lo vedo più come un servizio che come un prodotto. Come Gemini e GPT d’altronde.
Considerazione sul mercato: in questo momento storico c’è fretta di progettare il primo prodotto post-smartphone. Tutte le aziende tech vorrebbero essere le prime. Probabilmente gli smartphone verranno (almeno in parte) sostituiti da qualcosa di più virtuale e in Silicon Valley le startup che se ne occupano nascono come funghi.
In queste corse all’innovazione, però, spesso chi fa da capofila brucia un sacco di risorse e rischia grosso. Chi viene dopo ha già a disposizione gli errori fatti dagli altri e può investire le energie nella direzione giusta.
Humane (l’azienda di AI Pin) ha fatto alcune considerazioni sbagliate nella fase di design, ma non poteva essere altrimenti dato che questo tipo di prodotto ancora non esiste. Hanno rischiato molto e hanno sbagliato.
È come nella corsa: chi fa da capofila riduce l’attrito per tutti quelli dietro. Puoi essere primo per novecento metri e poi, negli ultimi cento, tutti ti superano.
Che ne pensate? Quanto ci vorrà per un dispositivo post-smartphone?
HH.
